Accesso al mercato

Vendere software alle PMI italiane: il decisore non è quasi mai l'IT

Nelle PMI italiane l'informatica è spesso esterna e il software lo sceglie chi ha il problema. A chi scrivere, per tipo di software, e con quale messaggio.

Redazione UNEEK B2B · 7 minuti di lettura

Chi vende software alle imprese costruisce quasi sempre la lista sullo stesso titolo: responsabile IT. È una scelta logica, perché il prodotto è informatico. Nella grande impresa funziona. Nella PMI italiana porta a scrivere a una persona che spesso non esiste, o che esiste ma non decide. Il software in una PMI lo compra chi ha il problema, lo autorizza chi firma, e l'informatica lo valuta dopo. Invertire quest'ordine allunga il ciclo di mesi, quando non lo chiude del tutto.

I numeri che spostano il destinatario

Secondo Eurostat, nel 2024 il 71,5% delle imprese italiane tra dieci e duecentoquarantanove addetti ha affidato almeno una parte delle funzioni informatiche a fornitori esterni. In molte PMI quindi chi segue i sistemi è un consulente o un system integrator, non un dipendente con un budget.

Il secondo dato riguarda cosa le PMI hanno già. La rilevazione Istat su imprese e ICT del 2025 indica che usa un gestionale ERP il 48,8% delle PMI contro l'85,9% delle grandi imprese, e un CRM il 21,1% delle PMI contro il 56,5% delle grandi. Per una PMI su due il primo gestionale è ancora da comprare. Il primo acquisto di un sistema non è una decisione tecnica: cambia come lavorano le persone, e la prende chi guida quelle persone.

Chi decide, per tipo di software

Il destinatario cambia con il processo che il software tocca. Un gestionale o un sistema di contabilità lo porta il responsabile amministrativo, e lo firma il titolare. Un CRM lo chiede il direttore commerciale, spesso dopo un trimestre andato male. Un sistema per la produzione lo sceglie il direttore di stabilimento, che misura tutto in fermi macchina. Un software per il personale passa dal responsabile risorse umane e quasi sempre dal consulente del lavoro esterno.

Per la sicurezza informatica il percorso è diverso. Lì il motore è spesso un obbligo o un incidente, e la decisione sale subito al titolare. In tutti i casi il titolo da cercare non è informatico. È quello della funzione che vive il problema ogni giorno.

Il ruolo dell'IT: valuta, non compra

Questo non significa ignorare l'informatica. Significa metterla al posto giusto. Il responsabile interno, quando c'è, o il fornitore esterno che segue i sistemi entra nella fase di verifica: integrazione, dati, sicurezza, tempi di avvio. Ha un potere di veto reale e quasi mai un potere di spesa.

C'è poi un caso tipico della PMI. Il fornitore informatico esterno a volte vende anche software, o ha un accordo con un concorrente. Una proposta che arriva da lui al titolare non arriva neutra. Meglio saperlo prima e prevedere che partecipi all'incontro, invece di scoprire il suo parere a cose fatte.

Due messaggi diversi per due persone

Al responsabile di funzione si scrive del suo problema, con le sue parole. Ore spese a riconciliare dati, ordini persi tra due fogli di calcolo, chiusure mensili che slittano. Non si parla della piattaforma, si parla di un caso d'uso del suo settore. È il punto su cui insiste anche la nostra scheda sul settore software e IT.

Al titolare si scrive di rischio e di tempo. Quanto costa l'avvio in ore delle sue persone, chi segue la transizione, cosa succede se il fornitore sparisce. Il dato Istat sugli ostacoli all'intelligenza artificiale lo conferma: tra le imprese che l'hanno valutata senza adottarla, il 58,6% indica la mancanza di competenze. Il timore non è il prezzo. È restare soli dopo la firma.

Quando scrivere: i segnali che aprono la finestra

Nelle PMI il software si compra in momenti precisi, e molti si vedono da fuori. Una ricerca di personale in amministrazione o in area commerciale, perché segnala un processo sotto pressione. Una crescita di fatturato netta tra due bilanci depositati, perché i fogli di calcolo smettono di bastare. Un'acquisizione, che obbliga a unificare i sistemi. Un cambio generazionale, perché chi arriva vuole strumenti diversi.

Ognuno di questi segnali dura qualche mese. Un messaggio che arriva dentro quella finestra parla di un problema attuale. Uno che arriva dopo trova un contratto già firmato con qualcun altro.

Cosa conta come risultato

Un incontro con la persona sbagliata, nel software, costa più che altrove. La demo si prepara, si fa, piace, e poi si ferma perché chi l'ha vista non decide. Per questo l'unità di misura giusta non è l'appuntamento fissato. È il meeting erogato con il ruolo che ha il problema o con chi firma, scritto come criterio prima di partire.

Nel nostro modello veniamo pagati su quel numero. Significa che il rischio di aver scelto il destinatario sbagliato resta a noi, ed è il motivo per cui la mappa dei decisori si costruisce nell'assessment, prima del primo messaggio. Il riscontro positivo nel settore varia molto tra segmenti, e solo il conteggio sul bacino reale dice quanti incontri sono possibili.

Perché le banche dati spingono verso il destinatario sbagliato

Le banche dati commerciali sono costruite su titoli di ruolo, e i titoli sono pensati per la grande impresa. Filtrare per responsabile IT in un bacino di PMI produce una lista corta e sbilanciata verso le aziende più grandi. Le altre restano fuori, anche se sono il mercato vero. Il risultato è un bacino che sembra piccolo e una sequenza che parla a pochi.

Il filtro corretto parte dal processo che il software tocca. Prima si sceglie l'azienda in base a dimensione, settore e segnale. Poi si individua la funzione che vive il problema. Solo alla fine si cerca la persona, per nome, azienda per azienda. Su come questo cambia il conteggio abbiamo scritto nell'articolo dedicato alle imprese senza reparto IT.

Cosa chiediamo in conversazione prima del meeting

Nei progetti software che seguiamo le nostre BDR fanno tre domande prima di fissare l'incontro. Chi altro guarderà la proposta. Chi segue oggi i sistemi, se una persona interna o un fornitore. Se esiste una scadenza che rende il tema urgente adesso.

Le risposte finiscono nel report che accompagna ogni meeting erogato. Il venditore entra sapendo se avrà davanti il titolare, il responsabile di funzione o entrambi, e se un consulente esterno verrà consultato dopo. In un mercato dove il titolo di ruolo non dice chi decide, è l'informazione che vale di più.

La soluzione

Nel software per le PMI la differenza la fa il destinatario, non la demo. L'assessment strategico serve a stabilire chi decide nel tuo mercato, prima di scrivere il primo messaggio.

Verifica se il sistema può funzionare per la tua azienda

Una call di 30 minuti con Giorgio Cecere. Nessuna presentazione commerciale: capiamo insieme mercato, ticket e struttura, e ti diciamo con franchezza se ha senso andare avanti.