Nelle grandi aziende il decisore si trova con un organigramma o con un profilo professionale aggiornato. In gran parte delle imprese italiane non è così: l'organigramma non esiste, oppure esiste e non dice chi decide davvero. Nelle imprese familiari le responsabilità seguono la storia della famiglia più che i titoli. Il fondatore non ha più cariche ma approva ogni spesa importante, la figlia ha il titolo di responsabile marketing e decide anche alcuni acquisti, il parente amministratore firma ma non sceglie. Scrivere alla persona sbagliata costa tempo e, a volte, la possibilità di riprovare. Questo articolo raccoglie dove guardare e come chiedere, con fonti pubbliche. La definizione di decisore usata qui è in /glossario/decision-maker.
La visura: chi ha i poteri
Il primo documento è la visura camerale, descritta in /glossario/visura-camerale. Riporta la forma giuridica, gli amministratori con la loro carica, il legale rappresentante, i soci con le quote nelle società a responsabilità limitata e gli eventuali procuratori con i poteri conferiti. Da qui si capisce se l'azienda ha un amministratore unico o un consiglio di amministrazione, e quanti membri della famiglia vi siedono. Un cognome che ritorna in più cariche è il primo indizio della struttura familiare. Un procuratore con poteri sugli acquisti è spesso la persona che segue i fornitori nel quotidiano. La visura non dice chi decide, ma dice chi può firmare, e restringe il campo a poche persone.
Il bilancio: quanto è grande la squadra
Il bilancio depositato, di cui si parla in /glossario/bilancio-depositato, aggiunge due informazioni. La prima è la dimensione: i ricavi e, quando è indicato in nota integrativa, il numero medio dei dipendenti dicono se esiste plausibilmente un ufficio acquisti o se le decisioni passano tutte dal titolare. La seconda è la direzione: investimenti, debiti, crescita o calo. Nelle società più grandi la relazione sulla gestione descrive anche l'organizzazione e i progetti in corso. In un'azienda con qualche decina di dipendenti la scelta di un fornitore nuovo passa di solito da una o due persone. Con la dimensione compaiono i responsabili di funzione, e il gruppo che decide si allarga, come spiegato in /glossario/buying-group.
Sito, notizie e firme
Le fonti aperte completano il quadro. La pagina di presentazione del sito racconta spesso la storia della famiglia, con le generazioni e i ruoli, anche quando non pubblica un organigramma. La stampa locale e di settore cita chi rappresenta l'azienda in pubblico: interviste, premi, inaugurazioni. I profili professionali mostrano chi lavora in azienda e con quale titolo, da leggere con prudenza, perché nelle imprese familiari i titoli sono spesso approssimativi. Un indizio sottovalutato sono le firme: chi firma le offerte, chi compare nelle comunicazioni ai clienti, chi parla alle fiere. Chi rappresenta l'azienda verso l'esterno di solito ha voce anche sulla scelta dei fornitori, almeno per i temi che segue.
Le generazioni: chi decide oggi e chi deciderà
Nelle imprese con due generazioni al lavoro il potere decisionale è spesso diviso per materia. Il fondatore tiene la produzione, i clienti storici e i rapporti con la banca; la generazione successiva segue il digitale, il marketing, i mercati nuovi, a volte il personale. Un'offerta che riguarda un tema nuovo per l'azienda trova più ascolto in chi ha la responsabilità del cambiamento, mentre una che tocca la produzione passa dal fondatore. Il passaggio generazionale è anche il momento in cui le abitudini sui fornitori si riaprono. Un cambio di amministratore in visura o l'ingresso di un figlio nel consiglio sono segnali da registrare, insieme a quelli raccolti in /blog/segnali-di-acquisto-b2b-dieci-fatti-pubblici.
Chi firma non sempre decide
Un errore frequente è scrivere al legale rappresentante solo perché compare per primo in visura. In alcune imprese familiari l'amministratore è una persona di fiducia o un parente con un ruolo formale, mentre le scelte operative le prende un direttore tecnico o un responsabile di stabilimento senza cariche. L'opposto è altrettanto frequente: il titolare decide tutto, compresi gli acquisti piccoli, e un messaggio al responsabile di funzione resta fermo finché non arriva sulla sua scrivania. Per questo conviene formulare un'ipotesi su chi decide e verificarla, invece di considerarla certa. Un indizio utile è il modo in cui l'azienda risponde alle richieste: chi firma le risposte ai fornitori segue di solito anche la loro scelta, o almeno la prepara. La differenza tra chi influenza, chi firma e chi decide è descritta in /blog/chi-altro-deve-dire-si-gruppo-di-acquisto.
Come chiedere senza sbagliare persona
Quando le fonti non bastano si chiede, con la domanda giusta. «Chi è il responsabile acquisti?» ottiene spesso un nome formale o un rifiuto. «Chi segue in azienda la scelta dei fornitori per la manutenzione?» descrive un'attività, e chi risponde può indicare la persona vera. Il ruolo di chi filtra le chiamate è descritto in /glossario/gatekeeper. Se si scrive al titolare e la decisione spetta a un altro, il titolare di solito lo dice, e il suo inoltro vale più di un contatto diretto trovato da soli. Al contrario, scavalcare il titolare per arrivare a un collaboratore è un errore che in un'impresa familiare si paga: le persone parlano tra loro ogni giorno, spesso anche a cena.
Dalla singola azienda al bacino
Ricostruire il decisore di un'azienda richiede qualche minuto; farlo per mille richiede un metodo. Si parte dal bacino contato, con lo strumento /strumenti/bacino-reale, e si fissano regole per fascia di dimensione: sotto una certa soglia si scrive al titolare, sopra si cerca il responsabile della funzione coinvolta. Le eccezioni si gestiscono a mano, azienda per azienda. Le schede in /mercati aiutano a capire quanto pesano le piccole imprese nella zona che si vuole lavorare. Nelle vendite alla manifattura, descritte in /settori/manifattura-e-industria, la regola per fascia è quasi sempre il punto di partenza. Il risultato è una lista in cui ogni nome ha un motivo, e un messaggio che arriva a chi può rispondere.
Come individuiamo il decisore nei progetti che seguiamo
Per ogni azienda del bacino ricostruiamo chi decide partendo da fonti pubbliche: visura, bilancio, sito, comunicazioni dell'azienda. La regola su chi contattare si fissa per fascia di dimensione nell'assessment strategico e si corregge con le risposte dei primi cicli.
Quando un titolare indica un'altra persona, la conversazione prosegue con quella persona e il riferimento al titolare resta nel messaggio. È il modo più rispettoso di lavorare con le aziende di famiglia.
La soluzione
Il messaggio giusto alla persona sbagliata resta senza risposta. L'assessment strategico definisce per ogni fascia di aziende chi contattare e perché.
